Questo è il mio quaderno di appunti, ci condivido studi ed esperienze con chi ha la mia stessa passione per erbe e incensi. Non credo che un incenso faccia innamorare Tizio di Tizia, ma che possa predisporre all'amore chi lo brucia, aiutandolo nel lavoro di auto-miglioramento, agendo sui suoi sensi e la sua energia. E se questa la chiamate Magia, allora Magia sia!

domenica 1 luglio 2012

Lavanda




Meravigliosa la lavanda, bella a vedersi, inebriante da annusare, fortissimo potere purificatore, non ho mai incontrato qualcuno che non l'amasse o a cui non piacesse.
Personalmente la uso spesso, in combinazione con grani di olibano (incenso puro), in casa per purificare l'aria, prima di leggere i tarocchi e dopo per purificarli.
E' l'alleata migliore per la camomilla, la metto in infusione insieme alla bustina, aggiunge una nota molto dissetante, e a livello rilassante fa da rafforzativo in maniera fenomenale!
Secondo l'Enciclopedia delle Erbe Magiche:  Strofinare i vestiti con i fiori di lavanda attira l'amore (allo stesso scopo possono essere messi nei cassetti). I fiori vengono bruciati per dormire tranquilli e sparsi intorno alla casa donano tranquillità. Pianta talmente potente che se guardata con intensità trasmette un sentimento di gioia che permea l'intera anima e fa passare le preoccupazioni. Si usa nelle miscele curative, aiuta a vedere i fantasmi, ottima nei bagni di purificazione.
Curiosità: Nonostante i suoi poteri in amore, durante il Rinascimento si credeva che indossata insieme al rosmarino avrebbe mantenuto casta una donna. In contrapposizione, ma con maggiore realisticità, le prostitute si profumavano con acqua o olio di lavanda sia per rendere nota la propria professione, sia per attirare gli uomini con la magia.

Secondo il Grande Libro delle Piante Magiche:  Lavandula officinalis: altri nomi= Spigo, Nardo. Nel 1700 era considerata portentosa per curarele malattie nervose. La leggenda dice che le vipere amino molto nascondersi sotto le sue foglie, quindi bisogna essere particolarmnete attenti nell'avvicinarcisi.
Molto potente usata nei riti di purificazione per allontanare ogni tipo di negatività. Favorisce la felicità, l'amore e il raggiungimento della pace interiore, tanto che chi è agitato o infelice può usare un profumo a base di lavanda per risollevare l'umore e per vedere la vita in maniera più serena e realistica. Se usata insieme ad altre erbe ne aumenta il potere.
Tintura per l'armonia: un pugno di capolini di camomilla, un pugno di fiori di lavanda, un pugno di fiori di caprifoglio. Metterli a macerare in 500ml di alcool puro per 40gg. Filtrare accuratamente e conservare in una bottiglia scura. Versarne poche gocce nel diffusore perchè è molto potente e in breve ristabilirà l'armonia in ambienti dove ci sono energie negative dovute a litigi o discussioni.
Infuso per rilassare: un cucchiaio di fiori di lavannda, lasciateli in infusione per 5 minuti in una tazza d'acqua bollente, filtrate e bevete. Se ne consigliano 2 tazze al giorno, eventualmente dolcificando con del miele. Oppure: far bollire una tazza d'acqua, versarvi un cucchiaio di fiori di lavanda e uno di fiori di gelsomino, e lasciare in infusione 10 minuti, filtrare e dolcificare. Berne 3 tazze al dì lontano dai pasti.
Bagno purificatore contro le negatività: mettere a bollire una manciata di fiori di angelica, iperico, fiori di lavanda e rosmarino in u nlitro d'acqua. lasciare in infusione per 10 minuti, spegnere e fare raffreddare. Filtrate, e unite il decotto all'acqua del bagno.
Bagno contro malinconia e tristezza:  fare un semplicissimo bagno caldo aggiungendo all'acqua olio essenziale di lavanda.
Incenso di purificazione abituale: un pizzico di rosmarino, un pizzico di aghi di pino, e uno di fiori di lavanda.
STORIA. Il suo nome deriva dal latino lavare e deriva dal fatto che i romani ne usavano tantissima per preparare i bagni e profumare l'acqua delle terme. Sempre presso i romani era sacra alla Dea Vesta, e le Vestali se ne cingevano il capo durante i riti.
Si pensa che la lavanda restituisca la parola a chi l'ha perduta per via di un trauma. Secondo la tradizione popolare metterne delle spighe nel corredo di una sposa, avrebbe reso la sua vita felice e rilassata.
In Egitto era uno dei componenti di un unguento che si scioglieva lentamente con il calore del corpo e lo profumava. Allo stesso modo era incorporata nell'olio delle lucerne per profumare i luoghi di culto.
Nel 700 la si faceva annusare in caso di svenimento. Nel medioevo i profumi a base di lavanda erano molto pregiati, tanto che nelle dimore dei nobili esistevano camere di distillazione usate appositamente per trarre l'essenza di lavanda, in particolar modo in Inghilterra, infatti la Regina Elisabetta ne caldeggiò la coltivazione amandola lei per prima.
Il miele prodotto dalle api che succhiamo nettare dalla lavanda è molto ricco di ferro e aiuta tanto nella cura dell'anemia.

Secondo altri libri sulle erbe: La Lavanda ha proprietà antisettiche, sedative e antispasmodiche. I fiori favoriscono la cicatrizzazione di piaghe e ferite, stimolano la circolazione sanguigna, in particolare quella del cuoio capelluto. Per uso esterno è utile per purificare l'alito e la bocca mediante gargarismi e sciacqui. Per uso interno, i fiori sono sedativi e antispasmolitici per cui calmano il mal di testa, i crampi intestinali, la nausea, il vomito e il singhiozzo.
attira le api ma è contro le zanzare: le api ne producono un ottimo miele aromatico. Le zanzare invece ne vengono infastidite, quindi nelle serate estive si consiglia di frizionarsi con acqua di lavanda, che rinfresca e allontana questi fastdiosi insetti.
infuso : 10 gr di fiori di lavanda messi in infusione per 3 minuti in una tazza d'acqua da 200ml. E' un ottimo calmante ed efficace sonnifero. Ottimo per chi soffre di palpitazioni, insonnia, irritabilità, ronzii alle orecchie e vampate di calore.
La lavanda era molto diffusa nei pressi della città siriana di Nardo, vicino al fiume Eufrate, per questo nella Grecia antica veniva chiamata Nardo. Nella Bibbia invece viene citata col nome di Spicanardo.
Da sempre utilizzata nei bagni come elemento purificatore sia del corpo che dello spirito, per aiutare la digestione e il sonno, nonchè coem tranquillante per soggetti ansiosi o con turbe della psiche.
I coltivatori inglesi tenevano spighe id lavanda sotto il cappello per prevenire la  cefalea e i colpi di sole. I fiori essiccati e ridotti in polvere, erano cuciti all'interno dei guanciali come cura per l'insonnia.
L'erba era considerata inoltre un rimedio contro acne, emicrania, diabete, spasmi muscolari, cefalea, e svenimento. Fino alla Prima Guerra Mondiale la si è usata per disinfettare le ferite.
L'erborista britannico John Gerard nel suo "Herball or Generall Historie of Plantes" ha scritto dell'uso della lavanda come trattamento per la paralisi.
Mezzo secolo dopo, anche Nicholas Culpeper prescriveva la lavanda "...per tutte le afflizioni del capo... rafforza lo stomaco... due cucchiai di acqua distillata dei fiori sono di beneficio a chi ha perduto la voce..."
I medici eclettici americani del XIX sec., precursori dei moderni naturopati, la raccomandavano come coadiuvante per la digestione, sottolineando tuttavia, che l'uso smodato dei suoi infusi può causare turbamenti gastrici.
Si diceva che nella lavanda solessero fare il nido le vipere, inducendo riluttanza a raccogliere l'erba in natura, ma si trattava di pura invenzione, forse incoraggiata dagli erboristi per poterne aumentare il prezzo.

Da Wikipedia: Il genere Lavandula comprende circa 25-30 specie di piante appartenenti alla famiglia della Lamiaceae, tra cui la lavanda. La pianta è originaria delle regioni Mediterranee. Le specie del genere Lavandula sono diffuse nei luoghi rupestri del bacino del Mar Mediterraneo.
Lavandula vera:
Chiamata « lavanda vera » o « lavanda fine ». Lavandula vera, Lavandula officinalis o Lavandula angustifolia: tutte queste nomenclature latine testimoniano fra l’altro l’interesse che ha suscitato nella farmacia fin dal passato (officinalis) anche in riferimento al suo lato morfologico (angustifolia: «foglie strette»).
La lavandula vera forma dei piccoli ciuffi. I suoi steli di fioritura sono corti e privi di altre ramificazioni, i quali presentano una spiga di fiori molto variabile sia per quello che concerne la forma sia per i colori, condizione indispensabile per l’utilizzo del termine «lavanda angustifolia di popolazione».
La lavanda fine sopporta eccellentemente il clima freddo e i suoi terreni prediletti sono situati a partire da 800 metri d’altitudine per raggiungere i 1400 e oltre.
Lavandula spica :
È la lavanda spigo (chiamata anche « lavanda maschio» o «grande lavanda».
L’altro suo nome botanico è Lavandula latifolia, che vuol dire «a foglie larghe». Le sue foglie sono larghe e vellutate. I suoi steli di fioritura sono lunghi e possono presentare più spighe di fiori. La lavanda spigo ama molto il clima caldo e i terreni calcarei secchi. Il suo habitat si situa a partire da 600 metri d’altitudine. La sua coltura non è più praticata in Francia.
Lavandula stoechas :
È la lavanda marittima.
Il suo aspetto è molto diverso da quello della lavanda spigo e della lavanda fine. Si sviluppa in terreno non calcareo (preferisce la presenza di silicio) e la sua fioritura è precoce. Gli orticoltori la utilizzano per creare degli ibridi come la «lavanda farfalla» per la decorazione dei giardini. Di nessun interesse per la profumeria, a differenza delle precedenti specie.
Lavandula hybrida :
All’epoca nella quale i falciatori andavano a cogliere le lavande selvagge si cominciarono a notare delle piante più sviluppate delle altre che chiamavano «lavanda grossa» o «lavanda bastarda» : si trattava delle lavandine, nate dall’ibridazione spontanea fra la lavanda vera e la lavanda spigo. Tale incrocio è dovuto agli insetti impollinatori, fra i quali le api. Essendo un ibrido, la lavandina è sterile. La sua riproduzione è realizzata tramite il metodo della talea. La tecnica della talea si è imposta a partire dagli anni 1925-1930, permettendo uno sviluppo rapido della coltura della lavandina. Esistono svariate specie di lavandina, le più diffuse sono : la Grosso, l’Abrial o la Super.
Proprietà terapeutiche e cosmetiche
La Lavanda è conosciuta fin dai tempi più antichi per le sue proprietà antisettiche, vasodilatatorie, antinevralgiche, per i dolori muscolari ed è considerata un blando sedativo.
In aromaterapia, viene utilizzata come antidepressivo, tranquillizzante ed equilibrante.
Qualche goccia di olio essenziale, aggiunta nell'acqua del bagno, aiuta a rilassare.
Per uso cosmetico, se utilizzata nell'ultimo risciacquo, quando si lavano i capelli, oltre che dare un profumo delizioso, aiuta a combattere i capelli grassi.
I fiori di lavanda, contrariamente a tante altre specie, conservano a lungo il loro aroma anche se secchi. È infatti consuetudine mettere dei sacchetti di tela nei cassetti per profumare la biancheria. La pianta, che era già nota agli antichi, veniva usata anche per la preparazione di talismani e portafortuna, legati a pratiche magiche ed esoteriche.
Elenco delle specie di Lavandula (lavanda) più conosciute:
Lavandula angustifolia
Lavandula canariensis
Lavandula dentata
Lavandula × intermedia, ibrido naturale di L. angustifolia × L. latifolia
Lavandula lanata
Lavandula latifolia
Lavandula multifida
Lavandula pinnata
Lavandula stoechas
Lavandula viridis
Storia della Lavanda
La storia della lavanda ha radici lontane, tuttavia è difficile ricostruirne la strada, soprattutto perché le fonti antiche di cui si dispone spesso non sono tra loro congruenti.
Nonostante ciò l'ipotesi più diffusa e citata è certamente quella del barone Gingins-Lassaraz (1826)[1], che vede come importanti precursori nello studio della lavanda Dioscoride e Plinio il Vecchio. Dioscoride è il primo, nel 50 d.C., a citare l'erba odorosa stoecha, che prenderebbe il nome dalle isole stecadi nelle quali è diffusa[2], e che usualmente si considera proprio la Lavandula stoechas. Di seguito, secondo Lassaraz, le date della scoperta delle varie specie:
50, Dioscoride, Lavandula stoecha
70, Plinio, Lavanda spp
1541, Fuchs, Lavandula vera e spica
1565, L'Écluse, Lavandula dentata e multifida
1576, Lobel, Lavandula pedunculata
1651, J. Bauhin, Lavanda verde
1696, Plukenet, Lavanda aurone (Artemisia abrotanum?)
1780, Carl Linné figlio, Lavandula pinnata
1815, Decandolle, Lavanda dei Pirenei
1817, Poiret, Lavandula coronopi
In realtà il nome "lavanda" non compare né in Dioscoride né in Plinio. Questi, nella sua Naturalis historia XII, 26[3] descrive il nardo e le sue tre specie: quella più apprezzata è il nardo di Siria, segue la varietà delle Gallie e infine quella di Creta, che alcuni dicono "nardo selvatico". È stato in seguito che molti hanno ricondotto l'erba profumata di re Salomone al nardo siriaco, e quindi alla lavanda, e altri, prendendo spunto dalla leggenda delle peregrinazioni di Didone, hanno ipotizzato che la donna raggiunse anche le coste provenzali, ai cui antichi abitanti regalò la lavanda che portava con sé dalla Siria. Di tutto questo non c'è riscontro.
Alcuni vedono nel nardo siriaco di Plinio il Nardostachys grandiflora o la Valeriana spica, il nardo gallico dovrebbe essere la Valeriana celtica e quello cretese la Valeriana italica.
Matthioli, nel 1413, afferma che il nardo è di due specie, indiano e siriano. "Chiamasi usualmente il Nardo nelle spetiarie Spica Nardi", e inizia una lunga dissertazione per dimostrare gli errori in cui sono caduti gli studiosi a lui precedenti e quelli coevi, contestando lo stesso Plinio. Ci fa sapere che secondo alcuni il nardo che arriva in Italia non è l'indico, ma il soriano, mentre il Manardo da Ferrara afferma invece non essere neanche il soriano: Matthioli dimostra che entrambe le posizioni sono sbagliate. Secondo il Brasauola Ferrarese il nome della Spica Nardi indica il fatto che venga utilizata la spiga, ma il Matthioli, sottolinea che si usa la radice, e che "spica" sia contrazione di aspide, il serpente, che vicino alla pianta spesso si trova.
Il nardo italiano, che si schiama anch'egli Spigo, non rassomiglia né all'indiano né al siriaco, e "di questa medesima specie si crede che sia la lavanda". Alla pagina 28 due disegni confrontano il nardo italiano, la lavanda e il nardo celtico. Matthioli ci fa sapere che molti confondo la lavanda col nardo celtico, che cresce in Liguria e in Istria, ma "chi ben pesa le qualità dategli da Dioscoride con quelle della lavanda, puo facilmente il manifesto loro errore accusare".
Nella seconda metà del XV secolo, Giuseppe Donzelli, nel suo Teatro farmaceutico[5], ipotizza che la "Spica narda habbia pigliato il nome da Nardo città della Siria", e che si chiami anche "indica"o "siriana", non perché originaria dell'India, ma perché Dioscoride dice che il monte dove nasce guarda "da una parte verso l'India e dall'altra verso la Siria". Afferma altresì che la spica narda si trovi "di una sola spetie, varia nondimeno di bontà, per causa del luogo dove nasce, perché la più perfetta è quella, che si trova in luoghi montuosi". Questa varietà, "quella pianta detta Lavendola", è detta Nardo Montano o Nardo Italiano, e, volgarmente, "Spica di Francia".
Donzelli, quindi, pur considerando una sola specie di lavanda, disserta poi sul Nardo Celtico, il quale, assieme al "Nardo Gallico, sono una medesima cosa con la Spica Celtica". Yuhanna Ibn Sarabiyun, medico arabo conosciuto come Serapione, la chiama Spica Romana, e Luigi Anguillara afferma essere la Saliunca di Virgilio.
Secondo IL LINGUAGGIO DEI FIORI DI GIARDINAGGIO.IT :
a causa della presenza di un gran numero di api e calabroni in prossimità della pianta durante la fioritura e della conseguente cautela con la quale è meglio avvicinarsi alla pianta per coglierne delle ciocche che deriva il significato della Lavanda nel linguaggio dei fiori e cioè diffidenza.

Zenzero



Questa volta il dizionario etimologico non mi è stato di grande aiuto, ma se non altro ci dice come lo chiamavano in antichità.
Personalmente non amo molto l'odore di questa spezia, ma la inserisco un pò ovunque in ogni mia miscela di incenso, lo uso come rafforzatore per tutti gli altri ingredienti, si devo dire che, odore a parte, ha un'efficacia ineguagliabile. Chiacchierandone su facebook ho scoperto che c'è chi lo usa come prelavaggio, in ammollo per deodorare scarpe da ginnastica o qualunque altra cosa dall'odore fetido/nauseabondo!
 Secondo l'Enciclopedia delle Erbe Magiche:  Mangiarlo prima di praticare un rituale dà potere poichè si è "riscaldati" dallo zenzero, specialmente se si è concentrati sull'amore. Si adopera nei riti per attirare il denaro e per garantire il successo di qualsiasi rito.

 Secondo altri libri sulle erbe: Lo zenzero come tutte le piante aromatizzanti usate in cucina, possiede proprietà benefiche per la digestione, infatti stimola la secrezione enzimatica, aumenta la peristalsi intestinale, favorisce il riequilibrio della flora batterica intestinaleinibendo la crescita di numerosi germi patogeni, accresce la secrezioni salivari e biliari. E' quindi un tonico  e antinfiammatorio delle vie digestive, antiemetico, stomachico e carminativo, antalgico e antinfiammatorio locale. Gli viene anche attribuita un'azione afrodisiaca.
Un antico proverbio indiano dice: "Ogni buona qualità è contenuta nello zenzero" ed è una affermazione assolutamente vera! La radice dello zenzero è usata in cucina e in erboristeria sin dall'antichità, ma anche la scienza  moderna ha confermato alcuni suoi impeghi medicinali. Ottimo contro la chinetosi e la nausea da gravidanza.
Storia: 
Gli antichi indiani usavano lo zenzero per ingentilire l'alito, prima di officiare riti religiosi, in modo da renderlo gradevole agli dei.
Lo Z. occupa una posizione di rilievo anche nel primo grande Erbario Cinese (il Pen Tsao Ching -IlClassicoDelleErbe-) compilato dal leggendario Imperatore Shen Nung intorno al 3000 a.C. Si narra che questo saggio ed erborista provò su di sè centinaia di erbe medicinali e morì un giorno per una dose eccessiva di una pianta tossica. Lui consigliava lo Z. per rafferddori, colpi di freddo, tetano e lebbra. E concordava con gli indiani asserendo che lo Z. fresco "elimina l'odore del corpo e e mette la persona in contatto col mondo spirituale".
Le donne cinesi lo usavano per curare i dolori mestruali e per alleviare la nausea da gravidanza
I navigatori cinesi ne masticavano la radice per prevenire il mal di mare.
I medici cinesi lo prescrivevano per l'artrite e i problemi renali.
In cina è considerato un ottimo antidoto contro le intossicazioni da crostacei ecco perchè i piatti di pesce e frutti di mare sono spesso aromtizzati allo zenzero.
I mercanti greci appresero il motivo del tanto diffuso suo utilizzo e crearono in grecia l'abitudine di mangiare la radice dello zenzero avvolta nel pane per aiutare lo stomaco dopo pasti troppo abbondanti. Alla fine si fece in modo da inglobare lo zenzero direttamente nel pane, ed è così che è nato il pan allo zenzero .
Presso i romani era una spezia molto usata, ma con la caduta dell'impero divenne molto rara e difficile da reperire. Appena si re-intensificarono i commerci con l'Asia tutta l'europa iniziò a richiederne quantitativi talmente alti al punto che divenne un problema, per chi lo vendeva, riuscire a soddisfarne la richiesta. Fu così che in europa i modesti panini allo zenzero dei greci divennero focacce dolci allo z. e dolci elaboratissimi.
In inghilterra e nelle colonie americane lo z. venne aggiunto ad una bevanda stomachica, la ginger ale o "birra di zenzero" tuttora diffusa come rimedio domestico per diarrea, nausea e vomito.
I medici eclettici americano, i precursori della odierna naturopatia, prescrivevano zenzero in polvere, infuso di z., vino e birra allo z. per curare la dirrea dei bimbi, i problemi digestivi, la flatulenza, la febbre, la cefalea, il mal di denti e "l'isteria femminile" (i dolori mestruali ).
OGGI gli erboristi raccomandano lo Z. per raffreddori, influenza, mal di viaggio, e come digestivo.


TRATTO DA ASSOCIAZIONE CULTURALE SAUNAMECUM
OLIO ESSENZIALE DI ZENZERO

Pianta erbacea della famiglia delle Zingiberacee probabilmente originaria dell’arcipelago di Bismarck.
Viene coltivata dall’India fino alla Malesia, in Cina ed in altre regioni tropicali ed utilizzata prevalentemente come aroma.
Nella medicina asiatica, lo zenzero viene considerato una spezia "calda", che stimola la circolazione, rilassa i vasi sanguigni periferici, impedisce il vomito, ha effetto spasmolitico, favorisce la digestione, è antiflatulente ed antisettico.
In Cina, la radice dello zenzero è chiamata gan-jiang ed è considerata un efficace tonico Yang, il quale serve proprio per rafforzare le energie maschili, del fuoco e della vitalità.
Nel Medioevo era particolarmente popolare, apprezzato sia come medicamento che come ingrediente culinario: il pane di zenzero era considerato una vera leccornia.
In polvere o come radice essiccata, è stato utilizzato dalla cucina europea per secoli, specialmente in una grandissima varietà di dolci.
Lo zenzero ha un gusto forte e aromatico, gradevole e rinfrescante.
Al giorno d'oggi viene usato in India e nella cucina orientale abbinato al pesce e ai frutti di mare, perché è reputato un antidoto contro l'intossicazione da crostacei.
Le sostanze contenute, olio essenziale con zingiberene, il gingerolo e lo shogaolo dal gusto forte favoriscono la digestione.
Lo zenzero è uno stimolante generale ed un efficace ricostituente conosciuto da molto tempo dalla farmacopea cinese per lottare contro l'affaticamento, l'astenia e l'impotenza.
L'olio essenziale di zenzero è indicato in caso di mal d'auto, mal di mare e di aereo, nausea, raffreddore. Non ha effetti collaterali importanti.
 
Nome Botanico: Zingiber officinalis
Famiglia: Zingiberaceae
Parti Usate: Radici
Metodo d'estrazione: Distillazione a vapore
Principali Costituenti: Zingiberene
 
Avvertenze: 
E' leggermente fototossico. In alcuni soggetti può causare sensibilizzazione. 
Usi terapeutici :

Dolori muscolari - Massaggi: Miscelare 40 gocce di essenza di zenzero in 200 ml di olio di mandorle dolci. Massaggiare la zona dolorante 2-3 volte al giorno.
Mal d'auto, mal di mare - Massaggi: Diluire in un cucchiaio di olio di mandorle dolci 8 gocce di essenza di Zenzero e massaggiate fronte e tempie con questa miscela.
Inalazioni a secco: Versare su un fazzoletto 2-3 gocce di essenza di zenzero. Annusare ripetutamente, all'occorrenza.
Ansia Pediluvi caldi: Praticare il pediluvio con 10 gocce di essenza di zenzero. Eseguire il pediluvio per un quarto d'ora, 1 volta al giorno.


Da Wikipedia:  Lo zenzero (Zingiber officinale) è una pianta erbacea delle Zingiberaceae (la stessa famiglia del Cardamomo) originaria dell'Estremo Oriente.
Largamente coltivata in tutta la fascia tropicale e subtropicale, è provvista di rizoma carnoso e densamente ramificato, dal quale si dipartono, sia lunghi fusti sterili e cavi, formati da foglie lanceolate inguainanti, sia corti scapi fertili, portanti fiori giallo-verdastri con macchie porporine. Il frutto è una capsula divisa da setti in tre logge contenenti molti semi.
Il rizoma contiene i principi attivi della pianta: olio essenziale (composto in prevalenza da zingiberene), gingeroli e shogaoli (principi responsabli del sapore pungente), resine e mucillagini. Il rizoma essiccato, generalmente commercializzato in polvere, è impiegato come spezia in cucina e nella preparazione di liquori come aromatizzante. Ha proprietà antiemetiche, stimolanti la digestione (stomachico), stimolanti la circolazione periferica, antinfiammatorie ed antiossidanti.
CURIOSITA':
Nel 2004 il gruppo italiano Elio e le Storie Tese ha dedicato una canzone allo zenzero: Natale allo Zenzero.
Nella Saga della Colonizzazione di Harry Turtledove compaiono degli alieni invasori a cui lo zenzero fa l'effetto di una droga, provocando loro dipendenza e desiderio sessuale.
Nel lungometraggio di animazione "La città incantata" compare lo Spirito dello zenzero (a forma di rizoma), una figura della mitologia giapponese; nella versione italiana, viene erroneamente chiamato Spirito del ravanello.
In alcune regioni italiane la parola zenzero è utilizzata per indicare il peperoncino.
Nella trilogia del cartone animato della Dreamworks Shrek c'è un personaggio (Zenzy) che è un omino di pan di zenzero.


Karkadè (Carcadè)



 Non si può non essere affascinati dal Karkadè, o Carcadè come dir si voglia. In versione infuso è ottimo non solo a livello di sapore, ma anche per le sue qualità... ma è anche bello da vedere il fiore essiccato, dal colore che ha a prima vista si direbbe di velluto; lo sbriciolate facilmente anche solo con le dita.

Secondo l'Enciclopedia delle Erbe Magiche:  (Hibiscus Sabdariffa) L'infuso di fiori di Hibiscus Sabdariffa stimola il desiderio sessuale. Nell'ntico Egitto questa bevanda  era vietata alle donne. I boccioli sono usati per preparare incensi d'amore, infatti nei paesi tropicali rami di karkadè sono intrecciati nelle cerimonie nuziali. Gli stregoni di Dobu, nel Pacifico occidentale, predìcono il futuro leggendolo in ciotole di legno piene d'acqua in cui sono immersi fiori di karkadè.

TRATTO DA TROPILAND.IT:
Conosciuto anche con altri nomi come "tè rosso" (per le affinità di preparazione con il tè), tè rosso d'Abissinia, tè Nubiano, Acetosa Giamaicana, ecc. il Karkadè è una bevanda molto diffusa soprattutto nei paesi caldi derivata dall'infuso dei fiori essiccati dell'Ibiscus Sabdariffa (vedi sfondo in questa pagina), una pianta tropicale annuale della famiglia delle malvacee.
La bevanda è rinfrescante e dissetante, dal sapore acidulo e non contiene sostanze eccitanti come il vero tè ed il caffè. Attualmente le maggiori coltivazioni della pianta si trovano in Africa, nei Caraibi, in America tropicale ed in India.
Da noi la bevanda è arrivata nel 18° secolo grazie ai vari imperi coloniali occidentali dell'epoca.
La fama del Karkadè ha subito alti e bassi. Durante il fascismo era in auge a causa del divieto di consumo di prodotti non italiani e siccome l'Eritrea (dove esistevano coltivazioni) era una colonia Italiana era considerata una merce lecita. Durante il proibizionismo americano fu usata al posto del vino (per l'aspetto simile esteticamente), in altri luoghi (come in Jamaica) divenne per il colore rosso rubino la bevanda di Natale.
Ora sta tornando di moda nelle diete salutiste per l'alto contenuto di antiossidanti (come la vitamina C, il doppio rispetto una aranciata), di tannini e per le proprietà diuretiche, digestive e proteggi vene.
Leggi anche:
http://www.lescienze.it/sixcms/detail.php3?id=9630

Tratto da ERBORISTERIA ED ALTRO: KARKADE', hibiskus sabdariffa: Diuretico, antisettico urinario, vitaminizzante, digestiva, epatoprotettiva
Pianta delle Malvacee, chiamato anche Tè Rosa dell'Abissinia, originaria dell'America centrale, i fiori hanno un colore rosso o verde, si usa il calice del fiore. La varietà a calice rosso si usa in medicina, la calice verde in alimentazione per acidificare i piatti a base di miglio e di riso. Si usa come decotto, è un ottimo diuretico, antisettico urinario, è una bevanda dal sapore acidulo rinfrescante e dissetante, dal colore leggermente rosso, non possiede principi attivi eccitanti, non contiene caffeina, per cui può tranquillamente sostituire il tè ed il caffè, è digestivo e regolarizza la funzionalità epatica. E' una bevanda antiinfiammatoria, lenitiva,vitaminizzante, utile   anche nella stipsi cronica e la presenza degli antociani la rendono una pianta angioprotettiva. In forma di infuso è leggermente lassativa. Per uso esterno per la presenza dei polifenoli e delle mucillagini, ha una azione lenitiva per le pelli infiammate.
ATTIVITA' KARKADE'
Rinfrescante, diuretica, antinfiammatoria, lenitiva, colorante, utile nella stitichezza cronica, e come bevanda dissetante, gli antociani conferiscono al Karkadè, proprietà angioprotettiva, il colore rosso è dovuto alla presenza di pigmenti flavonici e antocianici

PRINCIPI ATTIVI, acidi organici, acido malico, ibiscico, citrico e tartarico, acido ossalico, fitosteroli antocianosidi, acido ascorbico, tannnìni, mucillagini, ricca di vitamina C
USO ESTERNO DEL KARKADE'
per la presenza delle mucillagini, ha una azione lenitiva , indicata per le pelli infiammate ( si può associare ad altre piante come la malva, l'ippocastano, la calendula)

CONTROINDICAZIONI, se assunta in grandi quantità può avere una azione lassativa, alle dosi consigliate  non si segnalano effetti indesiderati, è una pianta sicura. Cautela in gravidanza e allattamento.
PREPARAZIONE, l'infuso si ottiene versando dell'acqua calda sui petali secchi, lasciando riposare qualche minuto e poi filtrare.

Da Wikipedia:
Il Karkadè (o carcadè) è il fiore dell'ibisco da cui si può ricavare per infusione una bibita dissetante dal sapore gradevole e dal colore rosso intenso.
Si usa come decotto, è un ottimo diuretico e antisettico urinario. Il suo infuso dà una bevanda dal sapore acidulo rinfrescante e dissetante, dal colore leggermente rosso. È digestiva e regolarizza la funzionalità epatica. È una bevanda antiinfiammatoria, lenitiva, vitaminizzante, utile anche nel combattere stipsi cronica e la presenza degli antociani la rendono una pianta angioprotettiva.
In forma di infuso è leggermente lassativa. Per uso esterno, per la presenza dei polifenoli e delle mucillagini, ha una azione lenitiva per le pelli infiammate.
Un tempo il suo consumo era notevole in Italia, dove era annoverato fra i prodotti coloniali; ora il suo consumo è particolarmente forte in Egitto, dove viene consumato caldo (dal vago sapore agre) o freddo, per le forti capacità astringenti che aiutano a combattere la disidratazione e la sete. Si afferma anche che abbia spiccate capacità regolatrici della pressione sanguigna.

Chiodi di Garofano


Altra spezia che amo particolarmente, sono i chiodi di garofano... un profumo che mi mette allegria e voglia di fare! Li trovare anche in polvere, il che non è male, anzi è comodissimo! Li uso spesso e volentieri in abbinata con la cannella, diventa un bellissimo mix, dal sapore molto invernale, che va a "lavorare" positivamente su benessere economico e psico-fisico. Cosa si può chiedere di più? :)

Secondo l'Enciclopedia delle Erbe Magiche:  Bruciato come incenso attira la ricchezza, scaccia le forze negative, produce vibrazioni spirituali e purifica l'aria... si brucia anche per interrompere i pettegolezzi su una persona.

Secondo il Grande Libro delle Piante Magiche:  Servono per ottenere denaro, protezione e amore. Si bruciano come incenso, polverizzati, per favorire l'apertura verso il mondo esterno. Aumentano la potenza sessuale mschile e il desiderio femminile, quindi sono usati nei rituali per ritorvare la passione perduta!
Ottimi rivitalizzanti contro la pesantezza fisica e soprattutto spirituale. Usati per questi scopi in bagni aromatici: si mettono a cuocere 100gr tra foglie e corteccia in un litro di acqua, per mezz'ora. Poi filtrare e mescolare all'acqua del bagno.
Durante tutto il medioevo  e il rinascimento era usato come digestivo e soprattutto come afrodisiaco, veniva chiamato hypocras.

 Secondo altri libri sulle erbe:  da essi si ottiene un'essenza con forte potere antisettico molto usata in farmacologia. Utile per calmare il mal di denti, per disinfettare il cavo orale e profumare l'alito. In odontoiatria si usa tuttora l'eugenolo per disinfettare il cavo orale durante la cura delle carie e per attenuare il dolore. Alleviano anche il mal di testa e stimolano la circolazione. Poichè sono ottimi anche a livello antisettico contro parassiti intestinali e attacchi di funghi e batteri vari, sono usati in caso di diarrea e vermi.
Tisane analgesiche: preparare un decotto per fare gargarismi e sciacqui contro il mal di gola.
Un chiodo di garofano sbriciolato e messo in un dente cariato che fa male, lenisce il dolore in attesa di andare dal dentista!
DA Cure-Naturali.it :
Stimolano la circolazione sanguigna, aiutano a vincere la spossatezza, il mal di testa e la perdita di memoria, sono digestivi, tonificanti e, sembrerebbe, anche potenti afrodisiaci!
Medici senesi del 500 scrissero che i chiodi di garofano, cotti in una tazza di latte, stimolano le “forze di Venere” e che “giovano ai difetti dello stomacho, del fegato, del cuore et del capo” e “corroborano al coito”.

Altra virtù di questa preziosa spezia è quella di essere un potente antiossidante naturale: combatte l'azione dei radicali liberi mantenendo giovane l'organismo.

Da Wikipedia: Eugenia caryophyllata:
Eugenia caryophyllata (conosciuto anche come Syzygium aromaticus) è un albero sempreverde alto 10-15 m della famiglia delle Myrtaceae che cresce spontaneamente nelle Molucche, Isole Reunion, Antille, Madagascar e Indonesia.
La chioma è a forma tondeggiante e le foglie sono ovato-lanceolate, opposte, di color rossastro da giovani che man mano diventano di una tonalità verde scuro che, se viste in trasparenza, presentano numerosi puntini traslucidi ricchi di olio essenziale. Le infiorescenze a pannocchia sono composte da numerosi fiori ciascuna che variano dal cremisi al giallo.
I boccioli fiorali vengono raccolti ed essiccati e costituiscono la spezia chiamata chiodi di garofano (che quindi non ha nulla a che vedere, nonostante il nome, con la pianta garofano; il nome deriva a questa spezia dalla forma simile ad un garofano che i boccioli assumono una volta essiccati). Un singolo chiodo di garofano è quindi formato dal lungo calice gamosepalo, formato da 4 sepali e da 4 petali ancora chiusi che formano la parte tonda centrale. Le principali aree di coltivazione sono: Zanzibar, Indonesia e Madagascar. Non è da confondere col pepe garofanato che è un'altra spezia: il pimento.
Storia: Diffusissimi in tutto l'Oriente, erano usati come ingrediente dei profumi e principio medicamentoso già nella Cina di 2200 anni fa. Arrivavano in Occidente tramite le vie carovaniere e già nel XVIII secolo avanti Cristo ci sono tracce archeologiche in Siria di questa spezia. Divenne una spezia rara ma conosciuta in Europa tramite la via dell'incenso, fin dal medioevo, e Dante stesso ne parla come fossero un bene di assoluto lusso (Inf. XXIX, 127-129) usato dai vani scialaquatori senesi per far la brace per arrosti milionari. Nel 1500 iniziarono ad essere importati direttamente dagli europei, grazie ai portoghesi di ritorno da Timor Est e gli olandesi, che ne scoprirono un'ottima fonte nell'isola di Zanzibar e alle Maldive: come già per la Cannella, divennero i principali importatori di una spezia tra le più amate e tra le più care. Gli olandesi e i belgi nei ricavarono successivamente l'olio essenziale che divenne un componente molto amato dalla cosmesi, che nei due paesi fiorì anche grazie a questo.
I chiodi di garofano hanno un profumo forte, dolce e fiorito, con una punta di pepato e di "caldo". Il gusto può ricordare gli infusi di Karkadè. Si presentano con la caratteristica forma di chiodo che gli ha tributato il nome. Si acquistano interi in vasetti, e si utilizzano per infusione.
Usi: Si usano sia nel dolce che nel salato. Tra i piatti più noti alcuni dolci di frutta, specie di mele, pandolci e panpepati, biscotti, creme e farciture, liquori e vino aromatici; nel Nord Italia è notissimo il vin brulé. Nel salato accompagnato marinate di selvaggina, arrosti, brodi (specie di pollo o gallina) e talvolta formaggi stagionati. Si sposano bene con alcune verdure dolci, come cipolle, cipolline, carote che spesso vengono riposte in conserva con l'accompagnamento di un paio di chiodi di garofano. Sono frequentemente usati per aromatizzare il tè o alcuni infusi. Fuori della cucina trovano ampio spazio come già accennato nella cosmesi, e nell'oggettistica, come pot-pourri e deodorante per ambienti naturale. I chiodi di garofano inseriti in un'arancia sono usati come alternativa naturale alla canfora e altre sostanze chimiche contro le tarme, per i vestiti del guardaroba. Hanno uno spiccato potere anestetico locale tanto che erano usati per lenire i dolori ai denti e tutt'oggi l'essenza viene usata in medicina nei disinfettanti orali. Alleviano i mali di testa e stimolano la circolazione. Servono ai malati di cuore.

Cannella (Cinnamomo)

 


Personalmente ADORO LA CANNELLA, mi piace il profumo che ha, e tutte le possibilità a cui si presta... la metto spesso e volentieri nelle mie miscele di incensi... dona sempre un meraviglioso tocco in più! E' portatrice di benessere sotto tutti i punti di vista...
C'è da dire che il cinnamomo è una categoria di piante, da una tipologia di esse vien fuori la cannella, mentre da altre vien fuori la canfora... il mondo è bello perchè è vario!!! :D Quindi non si può dire che cinnamomo sia sinonimo di cannella.

Secondo l'Enciclopedia delle Erbe Magiche:  Presso gli antichi ebrei era uno dei componenti degli unguenti sacri. Presso gli antichi romani si intrecciavano corone di foglie di cannella per decorare i templi. Gli egiziani adoperavano il suo olio durante il processo di mummificazione!
Bruciata come incenso emana potenti vibrazioni spirituali, è curativa, attira il denaro, stimola i poteri psichici e produce vibrazioni protettive.

Secondo il Grande Libro delle Piante Magiche:  Usata in cucina per moltissimi dolci, ma anche per il vin brulè e la grolla, in fitoterapia è amata per le proprietà toniche, eccitanti e digestive. Contiene principi attivi battericidi molto forti, e veniva usata abbondantemente per conservare gli alimenti e ritardarne il processo di putrefazione dal quale poi derivavano gli avvelenamenti da botulino. Usi magici: Serve a purificare il luogo in cui si fanno rituali magici e ad evitare "intrusioni", aumenta i poteri psichici... viene usata nei rituali di protezione, per favorire il successo, per ottenere denaro lecito. Era l'albero sacro ad Afrodite poichè favorisce gli incontri d'amore, e il suo legno è legato all'albero decorato per Yule(Natale). Se si prepara un infuso con una intera stecca di cannella bollita per 5 minuti, si posso favorire sogni profetici.
Pozione purificante pre rituali:  un pizzico di fiori di altea, un pizzico di foglie di rosmarino, un pezzetto di cannella, e una fetta di limone vanno lasciati in infusione per 10 minuti in acqua bollente, filtrare e dolcificare.
IncensI:
per rituale dei solstizi: sandalo, olibano, mirra, petali di girasole, e 7 gocce di olio essenziale di cannella.
per protezione: petali di margherita, pezzettini di cannella, poche gocce di olio essenziale di abete bianco.
contro la paura: petali di rosa rossa, pezzettini di legno di sandalo, olibano, mirra, gocce di olio essenziale di cannella.


Secondo altri libri sulle erbe:  Stimola il sistema nervoso accelerando pulsazioni cardiache e respirazione, un uso eccessivo può portare a stati convulsivi. Ha funzione antisettica e carminativa, ovvero favorisce l'assorbimanto e l'eliminazione dei gas intestinali. E' un forte digestivo e la scienza moderna ha confermato il suo potere nella prevenzione delle infezioni.
Può essere interessante sapere che in giappone alcuni ricercatori sono convinti che riesca a ridurre la pressione arteriosa, di sicuro, pur non essendo stata provata scientificamente quest'asserzione, aumentare il consumo di questa spezia per coloro che soffrono di ipertensione non può certo provocare problemi, quindi è possibile provare!
Storia:
originaria dell'Asia meridionale, presente negli erbari cinesi sin dal 2700a.C. come trattamento contro diarrea, febbre e dolori mestruali.
Quando arrivò presso gli egizi, essi la introdussero subito nella miscela per l'imbalsamazione.
ebrei, greci e romani la usavano come spezia, profumo ed erba curativa.
la badessa tedesca Hildegard Von Bingen la raccomandava nel XII sec. come "spezia universale contro la sinusite" oltre che per trattare raffreddori, influenza e deperimento interno, nonchè "umore vischioso"
Nel XVII sec. in europa venne considerata solo come spezia e in medicina si usava solo per mascherare il sapore amaro di altre erbe medicinali.
I medici eclettici americani (precursori degli odierni naturopati) la prescrivevano contro crampi gastrici, flatulenza, nausea, coliche infantili, diarrea e vomito. In più asserivano convintamente che "l'azione più diretta della cannella si esplica sulle fibre muscolari dell'utero, causando contrazioni e arrestando le emorragie. Per il post partum e altre emorragie uterine rappresenta uno dei rimedi più immediati ed efficaci".
OGGI non si è tutti d'accordo circa le modalità di influenza sull'utero, certi dicono che crei contrazioni, mentre altri che abbia proprietà metrosedative. Di sicuro alle donne in gravidanza conviene usare questa spezia nelle normali dosi prestabilite in ambito culinario.

da Wikipedia: 
Cinnamomo= pianta della famiglia delle lauracee, di cui una specie dà la cannella (Cinnamomum Verum) e un'altra la canfora (Cinnamomum Camphora)
Cinnamomum zeylanicum :
La cannella vanta una storia millenaria: era già citata nella Bibbia, nel libro dell'Esodo, era usata dagli antichi Egizi per le imbalsamazioni e citata anche nel mondo greco e latino. Importata in occidente con le carovane durante il medioevo, portò gli Olandesi a impiantare un traffico stabile con lo Sri Lanka nella prima metà del 1600, per divenirne i principali importatori d'Europa.
La cannella o cinnamomo è una spezia assai diffusa in occidente quanto in oriente. Vengono chiamate ugualmente cannella piante diverse. Le due più frequentemente usate come spezie sono la Cinnamomum zeylanicum, e la Cinnamomum aromaticum (Nees). La cannella Cinnamomum zeylanicum, detta anche Cinnamomum verum è un piccolo albero sempreverde alto circa 10-15 m, della famiglia delle Lauraceae. La pianta è nativa dello Sri Lanka e la spezia che se ne ricava è la più fine e costosa. La cannella Cinnamomum cassia Nees, della famiglia delle Lauraceae, è detta anche cassia ed ha un aroma più aspro, ma è meno costosa, per cui è più raro trovare la prima o quanto meno trovarla non addizionata con la seconda. Viene prodotta in Vietnam, Sumatra e in Indonesia.
A differenza di altre droghe da cucina, la spezia non si ricava dal seme o dal frutto, bensì dal fusto e dai ramoscelli che, un volta liberati del sughero esterno e trattati, assumono il classico aspetto di una piccola pergamena color nocciola. La cannella può essere venduta in questa forma e sbriciolata al momento dell'uso, oppure essere venduta in polvere. I bastoncini di Cannella conservano il loro aroma se riposti in barattoli di vetro ben chiusi e lontani da fonti di calore e dalla luce. Anche la polvere di cannella si conserva allo stesso modo anche se perde molto delle sue caratteristiche e del suo aroma. Esiste pure un olio essenziale di cannella, ottenuto facendo macerare la corteccia in acqua marina e poi distillando il tutto. Il liquido ambrato che se ne ricava è più frequentemente usato come principio medicamentoso che non come spezia di cucina. Ha un aroma secco e pungente, che ricorda quello dei chiodi di garofano con una nota pepata. La cannella dello Sri Lanka ha un aroma ugualmente profumato, ma meno aspro e più dolce. È usata in molti modi differenti da secoli. La tradizione occidentale la preferisce impiegata nei dolci di frutta, specie di mele, nella lavorazione del cioccolato, di caramelle e praline, come aroma in creme, nella panna montata, nella meringa, nei gelati e in numerosi liquori. La tradizione orientale e creola la usa anche nel salato, in accompagnamento di carni affumicate e non. Entrambe la amano come aromatizzante del tè.
Contiene tannini, olio essenziale, eugenolo (oltre 50 composti aromatici e terpenici), canfora. Usata tradizionalmente contro le infreddature e come antibatterico e antispastico, le viene oggi riconosciuta scientificamente la capacità di abbassare il colesterolo e i trigliceridi nel sangue, contribuendo a alleviare i disturbi dell'ipertensione. La medicina Ayurvedica e quella cinese la usano per i problemi mestruali, nel trattamento delle febbri, in alcuni disturbi intestinali e per i problemi legati al freddo in quanto ha un effetto riscaldante sul corpo. L'olio essenziale di cannella ha una forte attività antimicotica e favorisce la circolazione periferica se frizionato sulla pelle.

Salvia



E' in assoluto l'erba "purificatrice" più conosciuta... Ottima in cucina, per gli incensi, per mille altri usi in generale. Amata nei secoli e sempre irrimediabilmente efficace!

Secondo l'Enciclopedia delle Erbe Magiche: La salvia è sempre stata usata per allungare la vita, quindi se ne dovrebbe mangiare un pochino quasi tutti i giorni. (NON DIMENTICATE che in grandi quantitativi è tossica!) Portata addosso dona saggezza e viene usata in innumerrevoli riti curativi e di denaro. Si dice che porti male se la piantate da voi stessi nel vostro giardino, fatela piantare da una persona amica, e non riempitene un'aiuola intera, porta male anche così, alternatela insieme ad altre piante! Curiosità: i rospi amano la salvia.

Secondo il Grande Libro delle Piante Magiche: Nell'antico Egitto le donne bevevano tisane a base di salviaperchè sostenevano che aumentasse la fertilità. La tradizione sostiene che la salvia riporti l'armonia dove vi sono delle liti, quindi tenerne un vasetto al centro della tavola se in famiglia si attraversa un periodo difficile. Gli antichi le riconoscevano moltissime virtù non per altro il suo nome deriva dal latino Salvus(), e si diceva che chi aveva nel proprio giardino della salvia viveva più a lungo.
I fiori secondo la tradizione vanno raccolti il 24 giugno, giorno di San Giovanni, ma lo si può fare da giugno ad agosto, vanno spiccati e conservati in sacchetti di tela.
Usi Magici: Nella tradizione mediterranea è di fondamentale importanza nei rituali di guarigione, in particolar modo nei casi di depressione, stanchezza esistenziale e scarsa voglia di vivere. Bruciata dona energia e vigore a qualsiasi rituale potenziando delle altre erbe usate. PROTEGGE E PURIFICA. Si dice doni lunga vita a chi la cura e coltiva con dedizione e passione.
Olio essenziale: Protegge e purifica, dona prosperità, saggezza e porta denaro. Aiuta la concentrazione, quindi è ottimo in luoghi dove si studia, si officiano rituali, o si medita!
Incensi:
per la concentrazione: olibano, legno di sandalo, foglie di salvia e olio essenziale di muschio bianco.
per prosperità negli affari: mirra, capolini di camomilla, petali di ginestra, olio essenziale di salvia.


Secondo altri libri sulle erbe: Sull'apparato respiratorio ha effetto balsamico ed espettorrante, è benefica anche contro l'asma, e diminuisce la sudorazione. Per uso esterno è antisettica e astringente. Considerata dagli antichi una PANACEA UNIVERSALE, le sue foglie venivano usate anche per la digestione in infuso: 1gr di foglie tritate in 100ml d'acqua; se ne beve una tazzina al giorno, all'occorrenza!
Tintura vinosa: 4gr di foglie in 100ml di vino bianco o marsala, si lasciano macerare per 5 giorni... un bicchierino all'occorrenza. (sempre per digestione, tosse o asma, e sudorazione eccessiva)
Infuso tonico, stimolantee digestivo: in 1lt di acqua bollente mettere 30gr di foglie e fare riposare per qualche minuto, filtrare e aggiungere 1 etto di miele e la scorza di un limone. Berne un bicchierino dopo i pasti.
Le foglie fresche, sfregate sui denti, li puliscono e purificano l'alito.

da Wikipedia:
TOSSICITA': La salvia contiene un chetone complesso, il tuione, che può risultare tossico ad alte dosi. Ciò ha impatto sia sull'uso culinario che su quello medicinale e spiega perché la salvia è stata usata come aroma ma non, per esempio, come insalata. La normativa europea ha stabilito un limite massimo al contenuto di tuione nei cibi, che è di 25 mg/kg nel caso di cibi aromatizzati con la salvia. Negli Stati Uniti attualmente la legge fissa un tetto al contenuto di tuione, ma non è applicabile ai cibi preparati con la salvia.
SALVIA: La pianta che viene chiamata popolarmente salvia senza altre qualificazioni, o salvia comune, è descritta con il nome scientifico di Salvia officinalis, una delle quasi 1000 specie appartenenti al genere Salvia. La Salvia Comune è un piccolo arbusto sempreverde. Le foglie semplici, feltrose al tatto, hanno un colore verde-grigiastro e un odore caratteristico. La forma è ovale con margine crenato,nervature penninervie, attaccatura picciolata con inserimento semplice. I fiori violacei sono riuniti in infiorescenze e hanno il caratteristico aspetto asimmetrico proprio della famiglia delle Lamiacee. Non fa frutti. La Salvia Comune è originaria del bacino del Mar Mediterraneo e anche in Italia può essere trovata allo stato spontaneo.
SALVIA OFFICINALIS: La specie più nota, largamente usata in cucina, è la Salvia officinalis (la salvia in senso stretto). La Salvia officinalis è una pianta a portamento cespuglioso, con fusto molto ramificato; foglie picciolate di colore grigio-verde e ricche di oli essenziali che le conferiscono il caratteristico aroma; i fiori sono ermafroditi, di colore violetto e sbocciano in primavera.
Altre specie hanno applicazione nell'alimentazione o in erboristeria. Alcune specie (in particolare Salvia divinorum) contengono sostanze allucinogene. Infine, molte specie hanno usi ornamentali, tra queste la più nota è la Salvia splendens, anche se la stessa Salvia officinalis trova impiego per scopo ornamentale.
Il nome stesso di questa pianta è testimone delle virtù che gli antichi Romani le riconoscevano: infatti salvia ha la stessa radice del verbo salvare e della parola salus (salvezza, ma anche salute). Presso i Romani la salvia doveva essere raccolta con un rituale particolare, senza l'intervento di oggetti di ferro, in tunica bianca e con i piedi scalzi e ben lavati. Prima e dopo i Romani, dagli Egizi alla farmacopea medioevale, la salvia fu sempre apprezzatissima in erboristeria e non a caso Linneo le attribuì il nome di officinalis. Tra i principali effetti, la salvia ha efficacia antisettica ed è anche digestiva e calmante. Le sono attribuiti altri effetti, ma non su tutti c'è concordia di vedute.
Secondo un'antica tradizione inoltre la Salvia officinalis può essere utilizzata per curare un'eccessiva sudorazione: si prepara un infuso con la Salvia officinalis e si praticano tamponamenti della zona da trattare.
L'estratto di salvia è un eccellente fissatore per profumi. Rafforza le gengive ed è indicato per lo smalto dei denti.
Proprietà terapeutiche: I principi attivi della Salvia officinalis sono:
olio essenziale (contenente tujone, cineolo, borneolo, linalolo, beta-terpineolo e beta-cariofillene) con proprieta' antisettiche
la salvina e la picrosalvina (principi amari che agiscono sull'apparato gastro-intestinale)
l'acido carnosico (diterpene antiossidante ed anti-infiammatorio)
triterpeni come amirina, betulina, acido crategolico ed acido 3-idrossi-ursolico
acidi fenolici (acido caffeico, acido rosmarinico, acido clorogenico ed acido ferulico) che stimolano la cistifellea
flavonoidi (luteolina, salvigenina, genkwanina, cirsimaritina ed ispidulina), con azione antiossidante ed estrogenica
La salvia ha varie proprieta' farmacologiche che sono state sfruttate nei secoli:

amaro-tonica
antisettica
digestiva
emmenagoga
spasmolitica
coleretica
ipoglicemica
estrogenica
trofica per il surrene
La Salvia splendens e Salvia miltiorrhiza, tra i principi attivi, producono dei composti molto interessanti:

l'acido litospermico, risultato inibitore di alcune tirosina chinasi e della proteina chinasi calcio-fosfolipide dipendente (PKC);
il rosmadiale, altro inibitore della PKC
il miltirone, un orto-benzochinone con azione antitumorale
l'hassanano, un diterpene-dione che blocca la lipossigenasi responsabile della sintesi dei leucotrieni (infiammazione ed asma)
il nortanshinone, che e' anti-infiammtorio perche' inibisce la ciclo-ossigenasi, il bersaglio molecolare dell'aspirina.


Iperico



Non amo particolarmente il profumo del preparato secco che ho trovato in erboristeria, ma messo insieme agli altri tampona le profumazioni più dolciastre e le mitiga un pò. Fondamentalmente lo uso a scopo di purificazione dell'aria. Più in generale è sicuramente un ottimo alleato contro la depressione, quindi di sicuro fa in modo da preservare l'allegria!

Secondo l'Enciclopedia delle Erbe Magiche: Dona salute, protezione, forza, divinazione d'amore e felicità. Viene bruciato per eliminare spiriti e demoni. Qualsiasi parte dell'iperico messa sotto il cuscino di un donna nubile le farà apparire in sogno il futuro marito. Veniva un tempo essiccato sui fuochi di San Giovanni, per essere poi appeso vicino alle finestre, allo scopo di proteggere la casa allontanando da essa fantasmi o persone che agiscono con malvagità.

Secondo il Grande Libro Delle Erbe Magiche: E' una pianta molto potente usata nei rituali di purificazione, va bene sia nelle fumigazione, sia nei bagni, come profumo e tisana.
Si brucia per allontanare goi spiriti maligni e anche per allontanare da sè lo stress.
Incensi:
protezione: 7 grani di incenso, 7 bacche di ginepro, 7 fiori di iperico, 7 foglie di alloro, 13 gocce di olio essenziale di pino. Bruciate questo incenso come offerta alla Dea se volete proteggere qualcuno che vi è caro.
purificazione di un luogo (casa, negozio,...) che ritenete inquinato da negatività: rosmarino, incenso, eucalipto, olio essenziale di iperico.
contro la depressione: una manciata di petali di iperico, pezzetti di buccia di arancia amara, aghi di pino e olio essenziale di rosmarino.
per LITHA:  pestare nel mortaio 4 parti di segatura di quercia, 1 parte di foglie di salvia, una di aghi di rosmarino, 4 ghiande e impastare tutto con 10 gocce di olio essenziale di iperico.


Secondo altri libri sulle erbe:   Utilizzato in erboristeria da oltre 2000 anni per le sue proprietà vulnerarie e cicatrizzanti, oramai usato in maniera imponente come antidepressivo. Nel primo secolo il naturalista romano Plinio il Vecchio prescriveva l'iperico cotto nel vino come cura contro i morsi di serpenti velenosi. Il medico greco Dioscoride lo raccomandava ad uso esterno per la cura delle ustioni e ad uso interno come diuretico, per stimolare il ciclo mestruale e per il trattamento della sciatica e della febbre ricorrente(malaria). L'erborista inglese Nicholas Culpeper definiva l'iperico "un singolare vulnerario, bollito nel vino e bevuto risana le ferite e le contusioni interne; preparato come unguento, apre le ostruzioni, scioglie le tumefazioni e rimargina le ferite... E' benefico contro tutti i tipi di vomito per l'espettorazione di sangue (tubercolosi)". I primi coloni d'America scoprirono che gli indiani facevano già uso della locale varietà di iperico con impieghi identici a quelli europei.
Al contrario di molte altre erbe, l'iperico è stato investigato a fondo. contiene Ipericina, cui deve l'azione antidepressiva, una serie di costituenti antivirali e sostanze immunostimolanti, i flavonoidi, cui deve le proprietà antivirali, antibatteriche e antimicotiche.
Lo consigliano come digestivo, anti acido-gastrico, diuretico, balsamico, vermifugo e febbrifugo. Contro asma, bronchiti e affezioni polmonari, diarree, cistitti, congestione epatica, febbri intermittenti, nevriti, insufficienza circolatoria.
Modo d'impiego: Infuso - Sommità fiorite, 15-30 g/l d'acqua, 3-4 tazze al giorno. Olio o tintura - per uso topico (esterno), non sono difficili da trovare. Ma se proprio voleste cimentarvi nel farveli in maniera fai-da-te vi copio la ricetta (bibliogr.2 ): OLIO- Preparato con:
Sommità fiorite fresche di iperico___500gr
olio d'oliva___1lt
vino bianco___500gr
Lasciare macerare 5 giorni, poi fare bollire a bagno maria finchè il vino sia consumato.

Bibliografia:
1) Le erbe curative. Guida completa alle proprietà terapeutiche dei farmaci naturali - Michael Castleman - ed. Tecniche Nuove.
2) Fitoterapia. Guarire con le Piante. - Jean Valnet - ed. Giunti


da Wikipedia:   L'iperico o erba di san Giovanni o scacciadiavoli (Hypericum perforatum), è una pianta officinale del genere Hypericum con proprietà antidepressive e antivirali.
Morfologia: È una pianta glabra, con fusto eretto percorso da due striscie longitudinali in rilievo. È ben riconoscibile anche quando non è in fioritura perché ha le foglioline che in controluce appaiono bucherellate, in realta sono piccole vescichette oleose da cui il nome perforatum. Le foglie sono opposte oblunghe. I fiori giallo oro macchiettati di nero ai margini hanno 5 petali delicati. Sono riuniti in pannocchie che raggiungono la fioritura massima verso il 24 giugno (ricorrenza di San Giovanni) da cui il nome popolare.
Habitat: Preferisce boschi radi e luminosi. Diffuso in tutte le regioni d'Italia, originario dell'arcipelago britannico,oggi in tutto il mondo. Predilige posizioni soleggiate e asciutte come campi abbandonati ed ambienti ruderali.
USI:   Alcuni studi clinici randomizzati hanno dimostrato che l'iperico ha un'efficacia paragonabile ad alcuni psicofarmaci nella cura della depressione lieve e moderata. Il principio inizialmente ritenuto attivo era l'ipericina, ma i recenti sviluppi hanno chiarito che molte classi chimiche sono da considerarsi corresponsabili dell'attività: naftodiantroni (ipericina, pseudoipericina), floroglucinoli (iperforina), flavonoidi (amentoflavone), ed altri composti con probabili effetti di sinergia sia farmacodinamica sia farmacocinetica. Di recente sono stati evidenziate delle interazioni con altri farmaci, in particolare con i farmaci metabolizzati dal sistema enzimatico microsomiale P450: immunosopressivi (ciclosporina), glicosidi cardiache (digossina) in caso di dosi di iperico superiori a 1 grammo/die (peso secco), inibitori non-nucleosidici della trascrittasi inversa HIV (nevirapina), altri inibitori della proteasi inversa HIV (indinavir), chemoterapici (irinotecan), anticoagulanti (warfarin, fenoprocumone). E' sconsigliato l'uso contemporaneo con SSRI, a causa delle possibili interazioni.  Non tutti gli studi clinici hanno ottenuto risultati concordi.
Controindicazioni:
Allattamento al seno (senza supervisione professionale)
Depressione grave
Trattamento solarium o UV (dopo assunzione di dosaggi estremamente elevati di estratto secco titolato in ipericina o di ipericina isolata)
Non esistono rischi di fotosensibilizzazione in caso di assunzione di dosaggi normali di estratti idroalcolici di iperico, ma persone appartenentia fototipi sensibili (pelle chiara, capelli biondi, occhi azzurri) dovrebbero fare attenzione a sottoporsi a trattamenti UV in caso di assunzione regolare. Per degradare l'ipericina basta far macerare la pianta in olio ( anche di girasole o di oliva ) al sole. Si ottiene così l'olio di iperico rosso usato topicamente come cicatrizzante, ma che ovviamente ha perso l'attività di blando antidepressivo come fitocomplesso. In Italia una disposizione del Ministero della Salute limita la quantità di ipericina presente in prodotti erboristici a 21 microgrammi al giorno, quindi molto inferiore ai dosaggi dimostrati utili per la cura della depressione. Tra gli usi popolari più conosciuti c'è l'olio di Iperico, un oleolita fatto macerando la pianta nell'olio di oliva al Sole per 6-7 giorni. Efficace per la cura e la pulizia delle ferite, eritemi, bruciature, piaghe purulente.